Toccare il cielo con una scheggia: lo Shard a Londra (Il Messaggero)

Chissa’ cos’ha pensato il volpacchiotto Romeo quando si e’ trovato per la prima volta davanti al panorama di una Londra vista dalla ragguardevole altezza di 309,6 metri. Raccontano i muratori e gli architetti che e’ stata infatti una bestiola il primo essere vivente a dormire – clandestinamente, s’intende – nello Shard, il grattacielo a forma di scheggia con cui la capitale britannica ha deciso di darsi un profilo fiero, affilato e argenteo. Nel negozio di souvenirs e libri che aprira’ i battenti il 1 febbraio prossimo, quando anche turisti e visitatori potranno accedere al grattacielo piu’ alto d’Europa, ci saranno dei piccoli Romeo in peluche in vendita accanto a tazze, poster e magliette.


“Lo Shard vuole affermare innanzi tutto il concetto di rigenerazione”, spiega William Matthews, architetto responsabile del progetto per conto dello studio parigino di Renzo Piano, ripercorrendo l’origine dell’idea – un documento del 2000 in cui l’allora governo di Tony Blair incoraggiava l’alta densita’ come prospettiva ecologica ed economica per la megalopoli – e i 12 anni di intenso lavoro, di cui soli 36 mesi di costruzione. “Volevamo qualcosa che fosse fatto anche per il pubblico, seppure con capitali privati”, osserva l’architetto, sottolineando come la proprieta’, che fa capo al governo del Qatar e alla Sellar Property, sia stata fin dall’inizio entusiasta all’idea di un grattacielo multiuso, occupato si’ da uffici, ma anche da un grande albergo a cinque stelle come lo Shangri-La, da quattro piani turistici, da tre ristoranti e da una decina di appartamenti di lusso di uno o due piani ciascuno. Appartamenti che, quando il e’ cielo terso, vedono il mare. “E’ un modo per diversificare il rischio, visto che i grattacieli pieni di uffici risentono delle crisi”, riassume Matthews.


Con i suoi 72 piani abitabili e la sua imponentissima mole, visibile da tutta Londra, lo Shard accogliera’ ogni giorno 8.000 lavoratori e 15.000 visitatori. Nel parcheggio, pero’, ci sono solo 48 posti auto, destinati soprattutto ai residenti. E non si tratta di un errore di calcolo, tutt’altro. Sono anni che la citta’ punta a ridurre il traffico e il grattacielo e’ perfettamente servito da due linee di metro, una stazione di treni e 15 autobus. Quanto basta per rendere l’uso dell’auto scomodo e desueto. Nella citta’ verticale di Renzo Piano, inoltre, il 95% dei materiali di costruzione e’ riciclato, cosi’ come il 20% dell’acciaio, e le emissioni sono di molto inferiori agli obiettivi grazie a 740 metri quadrati di pannelli solari. I visitatori potranno prendere uno dei velocissimi ascensori dello Shard tutto il giorno e anche di notte, e idealmente si vorrebbe far diventare quel panorama la prima tappa di ogni visita della capitale britannica, nonostante il biglietto d’accesso oneroso: 24,95 sterline, circa 30 euro, per chi prenota online, o 30 sterline per chi si presenta direttamente.


Prima della ‘ascesa’, si passa in una galleria con dei curiosi collages un po’ alla Richard Hamilton, in cui 140 londinesi famosi sono accostati in maniera insolita. C’e’ Kate Moss che sposa Enrico VIII, per dire, mentre il sindaco Boris Johnson fa da lustrascarpe al suo predecessore Ken Livingstone. Seguono dati e aneddoti inconsueti sulla storia di Londra e dei suo quartieri, raccontati sul pavimento, o dagli schermi negli ascensori. E poi si arriva in alto, in altissimo. La scheggia svetta nella parte sud del Tamigi, poco distante da Tower Bridge, e ai suoi piedi c’e’ un crocevia di binari. Dall’alto i treni sembrano esili serpentelli, cosi’ come minuscoli appaiono i grattacieli della City, quelli distanti di Canary Wharf, e il London Eye, il cui primato di panorama piu’ bello della citta’ e’ ormai sotto scacco. “Facendo gli scavi per le fondamenta abbiamo trovato una villa romana”, racconta l’architetto Matthews con iniziale noncuranza. Poi si corregge: il vasellame e gli oggetti, assicura, sono stati portati in un museo, mentre le mura sono state abbattute per fare spazio al cantiere. “Londra è cosi’, una citta’ commerciale che non si ferma mai”, aggiunge. Una città non esita a distruggere se necessario, ma dove la rigenerazione e’ perenne.

(15 gennaio 2013)

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