Hollywood Costume, parte I: Rossella, la passamaneria e l'inconscio collettivo

Mercoledì mattina sono andata alla presentazione di ‘Hollywood Costume’ al Victoria&Albert Museum, mostra splendida di cui scriverò ancora. Delle due ore passate a passeggiare estasiata per i tre grandi saloni pieni di costumi di scena leggendari (aggettivo che odio ma che qui è appropriato, lo giuro) tra cui quello di Darth Vader, la cosa che mi è rimasta più impressa è stata la reazione emotiva che molte delle donne presenti hanno avuto imbattendosi nel ‘curtain dress’ di Via col vento. E’ quel vestito sontuoso col cappello da Peter Pan e un cesto di passamaneria in testa che Rossella O’Hara si fa fare con le tende verdi della madre morta per andare a spillare a Rhett Butler i 300 dollari necessari per pagare l’IMU su Tara.

Rhett è in carcere e Rossella è troppo orgogliosa per mostrare di essere in difficoltà, quindi tira giù le tende della madre, raro cimelio della vita agiata di prima della guerra, e si agghinda da gran dama, sfoggiando tutto il suo repertorio di mossette e occhioni. Lui la accoglie dicendo “grazie a dio che non sei vestita di stracci, sono stufo di donne vestite di stracci” e probabilmente capisce al volo la situazione, ma le lascia fare il suo teatrino per un po’. Finge di accorgersi dell’inganno solo guardandole le mani, rovinate e ruvide per aver lavorato la terra, si arrabbia perché lei gli ha mentito, inizia a punzecchiarla e rifiuta di darle i soldi se non in cambio di qualcosa (lui voleva essere implorato, lei la soddisfazione non gliela darà mai). E’ una delle scene in cui Rhett e Rossella esprimono al meglio i rispettivi caratteri infernali (lei lo morde quando lui rifiuta di darle i soldi) e quel vestito pesante che le mette in risalto gli occhi verdi e il vitino è l’equivalente sartoriale della frase “Dopotutto domani è un altro giorno”. Ora, l’altra mattina il vestito era lì, e ho osservato almeno cinque donne passarci davanti e sussultare, guardarlo come se avessero riconosciuto qualcosa, fotografarlo ma solo dopo aver ripreso fiato, in alcuni casi commuoversi. Sto parlando di giornaliste, gente con una pellaccia così, mica tesserate del fan club di Via col vento. Poco più in là c’era il vestito bianco di Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza, che è sicuramente milioni di volte più famoso e riconoscibile da chiunque. E c'era quello verde di Keira Knightley in Atonement, un po' ispirato a quello di Rossella. Tutti lo osservavano, ma nessuna ha pianto. La differenza è che il ‘curtain dress’ è il vestito con cui ci si rimette in sella nella vita, e questo lo sanno anche quelle che hanno scordato la trama di Via col vento o quelle che, come me, non si sono mai soffermate a pensarci o credevano di non ricordarsi neanche come fosse fatto. Eppure basta scorgerlo in lontananza per pensare: pancia in dentro, petto in fuori e coraggio! E rendersi conto, al tempo stesso, che riga al centro, chignon basso e aria mite da sempre e per sempre evocheranno quello strazio di Miss Melania.

(18 ottobre 2012)

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