Cameron e il matrimonio gay, prova di forza per un leader sotto scacco (Il Messaggero)

Archiviata, almeno per ora, la questione dell’euroscetticismo, c’è un nuovo tema che sta spaccando i conservatori britannici: le nozze omosessuali, su cui è previsto un voto martedì e su cui il primo ministro David Cameron sta subendo crescenti pressioni nel suo partito. Nel Regno Unito sono già previste le unioni civili e il voto di martedì servirà ad equipararle ai matrimoni, ma 22 presidenti o ex presidenti dei gruppi Tories locali hanno scritto al premier chiedendogli, in una lettera dai toni accesi, di rinviare almeno la questione a dopo le elezioni del 2015. “Siamo fortemente convinti che la decisione di portare il progetto di legge in parlamento sia stata presa senza un dibattito adeguato e senza consultare i membri del Partito o l’insieme dei cittadini”, si legge nel testo. Uno dei firmatari, Geoffrey Vero, ha detto in tv: “Penso che un certo numero di sostenitori ed elettori conservatori saranno contrariati e questo potrebbe seriamente compromettere le possibilità di David di essere rieletto nel 2015”.


La stampa britannica parla di quattro ministri e di più della metà dei deputati conservatori pronti a votare contro il progetto di legge, che può comunque contare sul sostegno del Labour, degli altri Tories e dei Libdem e non rischia quindi di non passare. Quello che invece appare sempre più a rischio è la leadership di Cameron, che a meno di due settimane dal discorso sull’Europa in cui ha promesso un referendum nel 2017, si trova nuovamente sotto il fuoco delle critiche da parte della frangia più tradizionalista del suo partito. “Sono un fiero sostenitore del matrimonio e non voglio che gli omosessuali siano esclusi da una grande istituzione”, ha spiegato il primo ministro un paio di mesi fa, esprimendo un punto di vista che comunque esiste tra molti Tories. Il ministro degli Esteri William Hague, ad esempio, ha dichiarato di essere diventato un sostenitore del matrimonio gay “negli ultimi due anni”.


Se, come si pensa, verrà approvata, la proposta di legge passerà alla Camera dei Lords a maggio, tornerà ai Comuni per una seconda votazione ed entrerà in vigore nel 2014. Consentirà a chi ha già un’unione civile di convertire il legame in un matrimonio e di avere gli stessi benefici fiscali delle coppie sposate. Nessuna chiesa o confessione sarà però costretta a celebrare matrimoni gay. E se da una parte è vero che molti cittadini stanno protestando, esattamente come avvenuto anche in Francia qualche settimana fa, secondo un sondaggio di YouGov il 55% dei britannici è a favore del matrimonio omosessuale. Tutt’è vedere se Cameron cederà alle pressioni oppure, come il suo collega francese François Hollande, andrà dritto per la sua strada.

(4 febbraio 2013)

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